Formazione, consulenza e Octalysis con Sergio Ligato

Mag 28, 2021 | Podcast | 0 commenti

Come si può applicare la gamification alla formazione? Cos’è Octalysis Prime? Cosa fa un consulente gamification in ambito internazionale? Ne paliamo con Sergio Ligato, esperto di gamification presso The Octalysis Group.

Riassunto puntata (generato con AI)

Questa è la prima intervista a Sergio Ligato, registrata nel 2021, quando era da poco diventato consulente in The Octalysis Group. Se nella seconda puntata abbiamo guardato come progetta oggi, qui raccontiamo da dove è partito: vent’anni di formazione professionale, l’incontro con la gamification e il percorso che lo ha portato a farne un mestiere. È la puntata giusta se ti occupi di didattica o se ti stai chiedendo come si entra davvero in questo settore.

Qualche meccanica che emerge nel racconto corrisponde a una carta delle PlayAble Cards, il nostro mazzo di meccaniche di gioco: te le segnalo tra parentesi. In un’intervista sono poche, perché il valore sta nel percorso più che negli ingredienti.

Dalla formazione alla gamification

Sergio arriva dal mondo della formazione: ha lavorato per vent’anni in un ente di formazione professionale, con allievi dai 14 ai 50 anni che avevano bisogno di rimettersi in gioco per il lavoro. È da lì che nasce la domanda che lo ha spinto fuori dalla zona di comfort: come si coinvolgono studenti così diversi tra loro?

La scintilla è stata un intervento a una fiera del gioco, intorno al 2014, in cui un game designer parlava di come la gamification può migliorare i risultati nella formazione. L’idea che lo ha colpito è quasi uno slogan: riscrivere il sistema operativo della vita usando le regole di un buon gioco, per aiutarci a fare più volentieri anche le cose che faremmo controvoglia. Da lì Sergio prova a progettare un gioco sul mercato del lavoro (mai finito, perché la qualità agli inizi è difficile) e comincia il suo percorso.

L’errore da cui è partito tutto: la tecnologia non basta

Il primo approccio di Sergio è stato, per sua stessa ammissione, sbagliato, e per questo prezioso: pensava che per aumentare il coinvolgimento bastasse la tecnologia, l’effetto wow, un’interfaccia colorata e giocosa. Il gioco è fatto, no? In realtà quell’effetto dura un giorno, due, tre, e poi svanisce. Il componente segreto non era la tecnologia e non era il design vistoso.

Da qui i primi esperimenti veri nel suo campo, come Making Makers Game, un gioco per insegnare l’elettronica con Arduino a ragazzi delle medie pluriripetenti, costruito su #55 Missioni di #135 Livelli di Difficoltà crescente. Il suo consiglio a chi fa formazione parte sempre dallo stesso punto: prima di tutto conoscere bene le persone a cui proponi l’esperienza, cosa le motiva. Poi progettare per il coinvolgimento di lungo termine, non per il wow dei primi giorni, appoggiandosi a modelli solidi come gli otto Core Drive del framework Octalysis e come la teoria dell’autodeterminazione, che punta sulla motivazione intrinseca: dare un senso di competenza (una difficoltà tarata sul livello di ognuno, che cresce nel tempo) e lasciare margini di scelta reali. Perché la scelta deve essere significativa (#28 Scelte Memorabili): una scelta finta, che è solo un’illusione, alla lunga demotiva. È il principio che ProjectFun ha portato dentro i laboratori con le presentazioni interattive, dove è il comportamento del pubblico a decidere quali meccaniche verranno mostrate. Se questo tema ti interessa, abbiamo una guida dedicata alla gamification a scuola.

Cos’è Octalysis Prime e come funziona la certificazione

Il punto di svolta è stato Octalysis Prime, una community di apprendimento sulla gamification guidata direttamente da Yu-kai Chou. Non è un archivio di video da guardare quando vuoi: ci sono sessioni settimanali in cui puoi fare qualsiasi domanda a Yu-kai (in inglese, che resta lo scoglio principale), ed è un viaggio che può durare anni. Nel caso di Sergio, due.

Dentro Prime c’è il programma di certificazione, e qui sta la parte istruttiva. Non è fruizione passiva: sono quelle che in gergo si chiamano performance driven activities, attività guidate dalla performance. Devi costruire qualcosa che prima non c’era e proporlo a chi lo valuterà, salendo di livello a ogni certificazione, con una difficoltà sempre maggiore. Sergio lo dice senza filtri: prima di superare il livello 1 ha dovuto ripresentare il lavoro tre volte, e al primo feedback si era abbattuto, perché le cose che non andavano erano più di quelle che andavano. La lezione che ne trae vale per chiunque: la qualità più importante di un buon consulente è l’apertura al feedback.

Su questo si è aperta la riflessione più bella della puntata. Nella gamification, come in tutte le discipline che lavorano con le persone, non si progetta a tavolino una volta per tutte: fai un’ipotesi, costruisci un prototipo, lo provi, raccogli feedback e migliori a iterazioni. Sbagliare è utile, perché ti dice cosa cambiare, esattamente come in un gioco che ti dà un ritorno in tempo reale (#40 Feedback Loop). In tanti giochi non c’è nemmeno il tutorial: è l’ambiente stesso a insegnarti, un #97 Game Over dopo l’altro, come in Dark Souls. Il problema è che nella vita, a differenza che nel gioco, i feedback negativi li viviamo come un’offesa personale. C’entra anche l’effetto IKEA, il bias per cui diamo più valore alle cose che costruiamo noi: ci affezioniamo alle nostre idee come a dei giocattolini, e questo è uno dei rischi veri del mestiere.

Come si entra nel gruppo, e cosa fa uno specialista

Superato anche il livello 2, a fine 2020 è arrivata l’occasione: una design challenge in cui il premio non era solo l’apprezzamento della community, ma la possibilità di diventare apprendista nel gruppo. Sergio l’ha vinta, ed è così che la passione è diventata un lavoro.

Cosa fa, in concreto, uno specialista di gamification? Serve una conoscenza approfondita del modello e di tutti gli strumenti avanzati che Yu-kai ha sviluppato con il suo team in oltre un decennio, perché l’ottagono è solo la punta dell’iceberg. Ma la conoscenza non basta: va saputa applicare a progetti reali, di qualsiasi tipo e settore, per aumentare le probabilità di successo del cliente in termini di coinvolgimento. Sul mercato italiano Sergio è ottimista: lo vede in forte sviluppo, anche grazie a chi fa divulgazione, pur restando indietro rispetto al panorama internazionale.

La scoperta più importante: la gamification non è (solo) digitale

C’è un preconcetto duro a morire, e Sergio lo ha vissuto sulla propria pelle: quando dici che fai gamification, molti capiscono “sviluppi videogiochi”. Non è così. E la scoperta più liberatoria, arrivata proprio dentro Octalysis Prime guardando i progetti degli altri, è che la gamification non passa per forza da un’app o dalla tecnologia. Le meccaniche di gioco sono regole, e molte si possono implementare anche dal vivo, senza infrastrutture digitali. L’errore classico è partire dalla piattaforma e pensare che senza un grosso budget non si possa fare niente.

L’esempio che lo spiega meglio è un evento di Yu-kai in cui, invece di dare un gadget immediato a chi faceva le domande migliori, consegnava delle freccette da collezionare (#15 Collezionare), una, due, tre, senza limite. Alla fine dell’evento c’era un tiro al bersaglio (#54 Minigiochi) in cui usavi le freccette accumulate per vincere i premi. Rispetto al gadget immediato, aggiunge attesa, gioco e una sfida finale che tiene su l’interazione per tutto l’evento.

Da dove partire

Se questa storia ti ha incuriosito, il seguito naturale è la seconda intervista a Sergio, registrata due anni dopo, in cui entra nel dettaglio di come Octalysis Group progetta per i clienti, passo dopo passo. Per il modello che sta alla base di tutto trovi la nostra guida al framework Octalysis.

I libri che Sergio consiglia sono tre pilastri: Actionable Gamification di Yu-kai Chou, The Art of Game Design di Jesse Schell (per imparare a guardare qualsiasi progetto da più prospettive) e L’arte del coinvolgimento di Fabio Viola. Se cerchi altri titoli, trovi una selezione nei nostri libri consigliati.

Le Tue Prossime Missioni

  • ✅ Base: Leggi l’articolo
  • 💡 Facile: Iscriviti alla community di ProjectFun (gratuita) e impara ogni settimana a coinvolgere le persone con le meccaniche di gioco
  • 🎯 Medio: pensa all’ultima volta che hai imparato qualcosa di noioso ma necessario. Cosa ti avrebbe fatto arrivare in fondo con più piacere? Prova a immaginare una difficoltà tarata sul tuo livello e una scelta reale su cosa approfondire, senza aggiungere nessuna tecnologia
  • 🚀 Difficile: se fai formazione o gestisci persone, prendi un momento in cui di solito dai un premio immediato (un attestato, un gadget, un elogio) e prova a ripensarlo come Yu-kai con le freccette: una cosa da accumulare nel tempo e da spendere in una piccola sfida finale. Parti dal comportamento che vuoi incoraggiare, non dal premio

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Marco Segatto & Edoardo Parisi
Co-Fondatori di ProjectFun

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