Lovable & Vibe Coding

Mag 21, 2026 | Podcast | 0 commenti

Mesi fa avevamo testato l’AI per capire se fosse in grado di programmare un gioco da zero (spoiler: i risultati erano goffi e divertenti). Oggi, la situazione è completamente cambiata.

In questa puntata del ProjectFun Show esploriamo il “Vibe Coding Avanzato” insieme a Luca Contato (Rising Pixel) e Andrea Saccà (imprenditore digitale e Lovable ambassador). Non parliamo più di semplici prototipi o test maldestri: vi mostriamo app andate in produzione, videogiochi giocati da utenti reali per minuti interi e una piattaforma web per la gestione di eventi (e vendita ticket) creata interamente con l’Intelligenza Artificiale.

Scopriremo i limiti attuali dei tool di sviluppo AI, come strutturare i prompt perfetti per non sprecare crediti e perché avere le idee chiare (e basi di Game/UX Design) è molto importate per questo tipo di progetti.

Riassunto puntata (generato con AI)

Cos’è il vibe coding e perché sta cambiando le regole

Il termine “vibe coding” è stato coniato da Andrej Karpathy e descrive un modo di costruire software in cui non si scrive codice manualmente: si descrive quello che si vuole all’intelligenza artificiale e lei lo costruisce. Strumenti come Lovable, Google AI Studio, Codex e Cursor stanno rendendo questa pratica accessibile a chiunque abbia un’idea chiara e la capacità di comunicarla bene. Lovable, la piattaforma svedese citata più volte nella puntata, ha raggiunto una valutazione di 6,6 miliardi di dollari alla fine del 2025 con oltre 300 milioni di dollari di ricavi annuali ricorrenti.

BattleDecks: quando il vibe coding diventa spettacolo

Luca Contato apre la puntata con un progetto che mescola gioco e presentazione: BattleDecks, una versione AI del PowerPoint Karaoke. Il sistema genera in tempo reale slide assurde che il presentatore deve commentare in modo convincente. Per la demo live, il tema scelto è stato “un leone marino che deve convincere Edoardo a comprare prodotti Apple”. Il risultato è esilarante, ma dietro c’è una struttura tecnica seria: l’applicazione integra API di OpenAI, librerie esterne e una logica di gioco completa, tutto costruito con Lovable.

Progetti reali: dal gioco all’e-commerce

Il cuore della puntata è la carrellata di progetti concreti portati dagli ospiti. Luca mostra Car Wash, un videogioco pubblicato su piattaforme gaming con un engagement medio di 1 minuto e mezzo per utente, un dato notevole considerando che gli utenti vengono intercettati tramite pubblicità e non stanno cercando attivamente un gioco. Il progetto ha richiesto circa 10 ore di lavoro in vibe coding.

Andrea Saccà presenta NextEvento, il progetto più ambizioso della puntata. Quello che è nato come una semplice directory di eventi del mondo digital si è evoluto in una piattaforma e-commerce completa: gestione eventi, vendita biglietti, integrazione con gateway di pagamento, coupon e scontistiche. Il tutto costruito interamente in vibe coding. I numeri parlano da soli: una decina di eventi gestiti, circa 1.000 biglietti emessi tra gratuiti e a pagamento, e oltre 15.000 euro transati. Un modello validato e funzionante.

Edoardo Parisi porta una prospettiva diversa: in Unipiazza ogni collaboratore è incoraggiato a costruire i propri strumenti di lavoro. Un generatore di link WhatsApp, un tool per creare volantini, un gestionale di magazzino. L’idea è che chi conosce meglio un problema è la persona più adatta a costruire la soluzione, anche senza competenze tecniche.

Marco mostra un mini-gioco costruito per le Playable Cards: una pianta carnivora in stile Tetris, creato come esperimento di gamification applicata al vibe coding.

I limiti attuali: cosa il vibe coding non sa ancora fare

La puntata non è un elogio acritico. Luca spiega che il vibe coding ha ancora poca “coscienza della cinematica”: riesce a gestire bene lo stato attuale di un progetto, ma fa fatica a far evolvere qualcosa in modo coerente nel tempo. Per questo, un prodotto iniziato in vibe coding potrebbe richiedere intervento umano nella fase di rifinitura. Andrea aggiunge che la sicurezza resta un tema critico: prima di mandare in produzione un progetto con database e dati sensibili, servono penetration test e analisi del codice con strumenti professionali.

C’è anche un rischio legato alla democratizzazione: più lo strumento diventa accessibile, più è difficile emergere. Andrea sintetizza bene il punto dicendo che il limite non è più la capacità di creare, ma la capacità di trovare un pubblico interessato al prodotto. Il network, il personal brand e la comprensione del mercato diventano le vere competenze differenzianti.

Come scrivere prompt efficaci: le 5 parti che funzionano

Luca condivide un framework pratico per strutturare i prompt, frutto di un corso di 4 ore condensato in una slide. Le cinque parti sono: il ruolo (chi è l’AI in questo momento), il contesto (cos’è il progetto su cui si lavora), il task (cosa deve fare concretamente), i vincoli (limiti tecnici, di piattaforma, di dimensione file) e l’output atteso (prima descrivi il piano in cinque punti, poi eseguilo). Questo approccio strutturato riduce gli sprechi di token e crediti e produce risultati molto più precisi rispetto a prompt generici.

Andrea suggerisce di partire sempre da un PRD (Product Requirement Document) ragionato prima di aprire qualsiasi tool di vibe coding. Lovable offre anche una funzione “Plan” che analizza il progetto prima di iniziare a svilupparlo, evitando che l’AI interpreti a modo suo requisiti scritti in modo approssimativo.

Un consiglio trasversale di Luca: usare un secondo strumento AI (come Claude in modalità Cowork) per ragionare sui prompt prima di inserirli nel tool di sviluppo. Questa collaborazione tra due strumenti AI permette di avere memoria delle modifiche e prompt più raffinati.

Il consiglio per chi vuole iniziare

Il messaggio finale è unanime ma sfumato. Luca dice qualcosa di controintuitivo: se vuoi diventare uno sviluppatore, non partire dal vibe coding. Prima impara le basi della programmazione, poi usa questi strumenti per accelerare. Se invece hai bisogno di un prodotto rapido per il tuo business, una landing page, un prototipo da validare, allora Lovable e simili sono ottimi punti di partenza.

Andrea insiste sull’importanza di partire dal problema: capire la propria esigenza concreta e poi cercare nello strumento la soluzione. Non il contrario. Marco chiude con un’osservazione che vale per il vibe coding come per la gamification: avere le idee chiare è il vero superpotere. Le aziende pensano di sapere qual è il loro obiettivo, ma appena si confrontano emerge il caos. La tecnologia amplifica le idee: se sono confuse, amplifica la confusione.

Le Tue Prossime Missioni

Il vibe coding non è più un esperimento da seguire a distanza. È uno strumento concreto che puoi iniziare a usare oggi, a patto di avere chiaro cosa vuoi costruire e perché.

✅ Base: Leggi l’articolo

💡 Facile: Iscriviti alla community di ProjectFun (gratuita) e impara ogni settimana a coinvolgere le persone con le meccaniche di gioco

🎯 Medio: Scegli un problema concreto che hai (una landing page, uno strumento interno, un gioco semplice) e prova a costruirlo con Lovable o Google AI Studio usando il framework delle 5 parti del prompt

🚀 Difficile: Costruisci un prototipo funzionante, pubblicalo e fallo testare a utenti reali per raccogliere feedback prima di investire tempo nello sviluppo tradizionale

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Marco Segatto & Edoardo Parisi
Co-Fondatori di ProjectFun

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